Mario La Vedova. Sono medico, anestesista e rianimatore. Lavoro in sala operatoria, in sala parto e in terapia intensiva, in un grande ospedale della mia regione, e faccio parte dell'equipaggio dell'elisoccorso campano.
Insegno, soprattutto in ambito sanitario ma non solo, a pubblici molto diversi: dai ragazzi in età scolare al post-laurea. Parlo di tante cose con le persone con cui mi confronto, ma soprattutto cerco di trasmettere una cosa: come si comunica quando le cose contano.
Vivo in provincia di Caserta, tra colline e campagna, e mi prendo cura del verde che mi circonda. Mi piace il lavoro fatto con le mani e con la testa: vedo luoghi, vado in moto e smonto le cose per vedere come sono fatte, che sia un motore o un computer, poco importa. Sono fieramente seguace del pinguino e da qualche tempo esploro cosa si può fare con l'intelligenza artificiale. Sono incuriosito anche da altre cose e, tra storia, letteratura e arte, per fortuna non ho ancora trovato pace.
Questo sito è stato per anni il mio angolo di web. Il vecchio archivio, con quindici anni di appunti, bandi e materiali, è ancora qui per chi ha voglia di curiosare: vai all'archivio.
Mario La Vedova. Medico, anestesista e rianimatore: il solo mestiere in cui il successo consiste nel non farsi notare. Lavoro in sala operatoria, in sala parto e in terapia intensiva, in un grande ospedale della mia regione, e faccio parte dell'equipaggio dell'elisoccorso campano, dove si arriva sempre dall'alto, come i guai e le buone notizie.
Insegno, soprattutto in ambito sanitario ma non solo. Gli allievi vanno dai ragazzi in età scolare al post-laurea, cioè da chi non sa ancora a chi rispondere a chi sa già a chi dare ragione. Con le persone con cui mi confronto parlo di tante cose; ma soprattutto cerco di trasmettere una cosa sola: come si comunica quando le cose contano. Quando non contano si comunica benissimo, e si capisce poco.
Vivo in provincia di Caserta, tra colline e campagna. Il verde che mi circonda lo curo io, perché almeno lui non risponde. Il lavoro mi piace fatto con le mani e con la testa, in quest'ordine o nell'altro. Vedo luoghi, vado in moto e smonto le cose per vedere come sono fatte, un motore o un computer, poco importa: l'unico modo, dopo tutto, per sapere che cosa c'è dentro è rovinarlo. Sono seguace del pinguino con la fedeltà di chi non ha mai trovato di meglio, e da qualche tempo guardo che cosa si può fare con l'intelligenza artificiale: l'intelligenza è la sola cosa che l'uomo abbia sempre preferito vedere negli altri. Mi incuriosiscono anche altre cose; tra storia, letteratura e arte non ho ancora trovato pace. Non la cerco con troppa fretta.
Questo sito è stato per anni il mio angolo di web: l'angolo, come si sa, è il posto dove si mette ciò che non si sa dove mettere. Il vecchio archivio, quindici anni di appunti, bandi e materiali, è ancora qui: non l'ho buttato, e ho scoperto che i vecchi appunti sono la sola autobiografia che non ho dovuto scrivere. Chi ha voglia di curiosare, prego: vai all'archivio.
Mario La Vedova: si può cominciare da tre stanze e una finestra. Le tre stanze sono la sala operatoria, la sala parto e la terapia intensiva, in un grande ospedale della mia regione, dove faccio il medico, anestesista e rianimatore; la finestra è quella dell'elisoccorso campano, di cui faccio parte dell'equipaggio, e da cui si vede ogni cosa in scala ridotta, che è il modo migliore di capirla.
Insegno, soprattutto in ambito sanitario ma non solo, e il mio pubblico si può disporre su una scala: i ragazzi in età scolare a un'estremità, il post-laurea all'altra, e in mezzo tutto il resto. Con le persone con cui mi confronto parlo di molte cose, che prendono forme diverse a seconda di chi ascolta; una sola ha la stessa forma per tutti, e cerco di trasmetterla: come si comunica quando le cose contano. Comunicare, in quei momenti, è l'arte di togliere peso senza togliere sostanza.
Vivo in provincia di Caserta, tra colline e campagna, e curo il verde che mi circonda: un sistema complicato che si regge su una cosa semplice, la pazienza. Del lavoro mi piace la versione con le mani e con la testa, in combinazioni variabili. Vedo luoghi; vado in moto; smonto le cose per vedere come sono fatte, un motore o un computer, poco importa quale, e ogni volta scopro che la macchina è un racconto con più finali possibili. Sono seguace del pinguino; da qualche tempo esploro che cosa si può fare con l'intelligenza artificiale, che è, a quanto pare, una macchina combinatoria, ossia una biblioteca che sta in piedi da sola. Altre cose mi incuriosiscono, e tra storia, letteratura e arte non ho ancora trovato pace: fortuna, perché la pace è l'unica cosa che non ammette variazioni.
Questo sito è stato per anni il mio angolo di web: una mappa a una pagina sola, per ora. Il vecchio archivio ne è l'atlante, quindici anni di appunti, bandi e materiali che si possono attraversare in più direzioni. Chi ha voglia di curiosare può cominciare da dove vuole: vai all'archivio.
Mario La Vedova. Faccio il medico. Sono anestesista, rianimatore. Sto in sala operatoria, in sala parto, in terapia intensiva, in un grande ospedale della mia regione. Poi c'è l'elicottero: faccio parte dell'equipaggio dell'elisoccorso campano. Non c'è altro da dire. Un lavoro è quello che si fa.
Insegno. Lo faccio soprattutto di sanità, ma non solo, e a gente diversa: ragazzi di scuola, e gente che è già laureata. Parlo con loro, mi confronto. Di tante cose. Ma c'è una cosa che voglio che resti, e la dico ancora: come si comunica quando le cose contano. Quando contano, le parole sono quelle che sono. Non ce ne sono altre.
Vivo in provincia di Caserta. Ci sono le colline e c'è la campagna, e c'è il verde, che curo io. Mi piace fare le cose con le mani e con la testa. Vedo luoghi. Vado in moto. Smonto le cose per vedere come sono fatte, un motore, un computer. Non fa differenza. Uno vuole sapere, è così. Sto col pinguino. E da un po' guardo che cosa fa l'intelligenza artificiale. Poi c'è altro, la storia, i libri, i quadri. Pace non l'ho trovata. Un posto ci vuole, per tornare; la pace no, quella viene dopo.
Questo sito è stato per anni il mio posto sul web. Il vecchio archivio c'è ancora, di là. Sono quindici anni: appunti, bandi, materiali. Chi viene, guarda. Chi ha voglia di restare, resta: vai all'archivio.
Mario La Vedova. Il resto viene dopo, ma i fatti vengono prima, e i fatti sono questi: medico, anestesista e rianimatore. Lavoro in sala operatoria, in sala parto e in terapia intensiva, in un grande ospedale della mia regione, e faccio parte dell'equipaggio dell'elisoccorso campano. Se non basta per un biglietto da visita, non so che cosa basti.
Insegno, soprattutto in ambito sanitario ma non solo, e il pubblico va dai ragazzi in età scolare al post-laurea: due platee che non hanno in comune nemmeno l'ora della ricreazione. Con le persone con cui mi confronto parlo di tante cose, ma soprattutto cerco di trasmettere questa: come si comunica quando le cose contano. Quando non contano ci si può permettere di parlare male: capita a molti.
Vivo in provincia di Caserta, tra colline e campagna, e mi prendo cura del verde che mi circonda, che non protesta mai. Mi piace il lavoro fatto con le mani e con la testa; non ho mai capito quelli che ne amano una sola. Vedo luoghi, vado in moto e smonto le cose per vedere come sono fatte, che sia un motore o un computer, poco importa: e se poi non si rimontano, pazienza, la curiosità si paga in viti. Sono fieramente seguace del pinguino e da qualche tempo esploro l'intelligenza artificiale, con la diffidenza simpatica che si riserva ai nuovi arrivati. Mi incuriosiscono anche altre cose, e tra storia, letteratura e arte non ho ancora trovato pace. Non ho nemmeno fretta.
Questo sito è stato per anni il mio angolo di web, e in quindici anni si accumulano appunti, bandi e materiali che nessun lettore ragionevole avrebbe il coraggio di leggere tutti. Sono ancora qui, nel vecchio archivio, e li lascio a chi ha voglia di curiosare: gli irragionevoli sono la parte migliore del pubblico. vai all'archivio.
Mario La Vedova: nome e cognome in due parole, come l'anagrafe pretende, e professione in tre, come i trattati richiedono: medico, anestesista, rianimatore. Lavoro in sala operatoria, in sala parto e in terapia intensiva (tre luoghi che gli antichi avrebbero chiamato il taglio, la nascita e la soglia) in un grande ospedale della mia regione, e faccio parte dell'equipaggio dell'elisoccorso campano, che è il modo più rapido, e non il più economico, di unire due punti.
Insegno, soprattutto in ambito sanitario ma non solo, a pubblici che vanno dai ragazzi in età scolare al post-laurea: un intervallo che i pedagogisti chiamano percorso formativo e i ragazzi chiamano, per lo più, tempo. Con le persone con cui mi confronto parlo di tante cose (la lista è lunga e, come tutte le liste, aspira all'infinito), ma soprattutto cerco di trasmettere una cosa, che chiunque abbia provato a spiegare qualcosa a qualcuno ha dovuto scoprire da solo: come si comunica quando le cose contano. Conta, naturalmente, la cosa; ma conta soprattutto il segno con cui la si dice.
Vivo in provincia di Caserta, tra colline e campagna, e mi prendo cura del verde che mi circonda (hortus conclusus nelle aspirazioni, e le aspirazioni sono la parte più verde di un giardino). Mi piace il lavoro fatto con le mani e con la testa, che i greci distinguevano in téchne ed epistéme e che io, più modestamente, tengo insieme. Vedo luoghi, vado in moto e smonto le cose per vedere come sono fatte, che sia un motore o un computer (differenza di supporto, e poco importa), convinto che ogni meccanismo sia un testo e ogni guasto una nota a piè di pagina. Sono fieramente seguace del pinguino (animale che, come si sa, non vola e non per questo rinuncia a farsi notare) e da qualche tempo esploro cosa si può fare con l'intelligenza artificiale, che è l'ultima biblioteca di Babele a portata di tastiera. Mi incuriosiscono anche altre cose: la storia, la letteratura, l'arte, nell'ordine in cui non mi lasciano in pace. Non ho ancora trovato pace, e ringrazio.
Questo sito è stato per anni il mio angolo di web. Il vecchio archivio (quindici anni di appunti, bandi e materiali) è un palinsesto: ogni strato ne ricopre un altro e nessuno è del tutto cancellato. È ancora qui per chi ha voglia di curiosare, o di ricostruire come si arriva da un bando a un'idea: vai all'archivio.
Mi si dice di raccontare chi sono, e io, che non ho mai saputo dire di no a un'occasione di parlare di me, comincio subito. Mi chiamo Mario La Vedova e sono medico: anestesista e rianimatore, il che vuol dire, se ben capisco, che la mia vita è fatta di momenti in cui bisogna avere ragione. Lavoro in sala operatoria, in sala parto e in terapia intensiva, in un grande ospedale della mia regione, e faccio parte dell'equipaggio dell'elisoccorso campano: cose serie, che racconto con la maggior serietà possibile, cioè con un po' di sollievo.
Insegno, soprattutto in ambito sanitario ma non solo, a pubblici molto diversi: dai ragazzi in età scolare al post-laurea. Con le persone con cui mi confronto parlo di tante cose (così, almeno, dico a me stesso), ma soprattutto cerco di trasmettere una cosa sola: come si comunica quando le cose contano. È il solo argomento su cui, confesso, ho qualcosa da dire; e infatti ne parlo, forse, più di quanto dovrei.
Vivo in provincia di Caserta, tra colline e campagna, e mi prendo cura del verde che mi circonda: o meglio, lo guardo crescere e me ne attribuisco il merito. Mi piace il lavoro fatto con le mani e con la testa, con la testa soprattutto, quando le mani non mi vengono dietro. Vedo luoghi, vado in moto e smonto le cose per vedere come sono fatte, un motore o un computer, poco importa, senza promettere di rimontarle: la promessa, in questi casi, è la prima cosa che si smonta. Sono seguace del pinguino con un fervore che ritengo sincero, e da qualche tempo esploro cosa si può fare con l'intelligenza artificiale, che è, a pensarci bene, l'unica compagnia che non mi chiede di spiegare ogni volta perché non ho ancora finito. Mi incuriosiscono altre cose e, tra storia, letteratura e arte, non ho ancora trovato pace. Ho deciso che è un'ottima notizia, e questa decisione, a differenza di altre, finora l'ho mantenuta.
Questo sito è stato per anni il mio angolo di web, e il vecchio archivio, quindici anni di appunti, bandi e materiali, è la prova che tenevo molto a ciò che facevo: o forse solo che non ho avuto il coraggio di cancellarlo, il che, a pensarci bene, è la stessa cosa. È ancora qui per chi ha voglia di curiosare, e giuro che lo dico senza vanità: vai all'archivio.
C'era un uomo, e si chiama Mario La Vedova, che di mestiere fa il medico, l'anestesista e il rianimatore, e che passa le sue giornate in tre luoghi dove la gente ha più paura e più speranza, la sala operatoria, la sala parto e la terapia intensiva di un grande ospedale della sua regione, e che a volte sale su un elicottero, l'elisoccorso campano, di cui è dell'equipaggio, come se avesse un paio d'ali un po' rumorose da prestare al bisogno degli altri.
Insegna anche, soprattutto in ambito sanitario ma non solo, a ragazzi in età scolare, che ancora guardano il mondo con gli occhi grandi, e a gente del post-laurea, che lo guarda con occhi stanchi e preziosi; e con tutti costoro si confronta, parla di tante cose, ma soprattutto cerca di consegnare, come si consegna a un bambino una cosa fragile, quella che gli sta più a cuore: come si comunica quando le cose contano, quando una parola può essere una mano tesa o una porta chiusa.
Vive in provincia di Caserta, tra colline e campagna, e si prende cura del verde che lo circonda, come si fa con ciò che non può difendersi da solo; gli piace il lavoro fatto con le mani e con la testa, e vede luoghi, e va in moto, e smonta le cose per vedere come sono fatte, un motore o un computer, e a lui poco importa quale, con la curiosità di un bambino che apre l'orologio del nonno e vuole sapere dove abita il tempo. È fieramente seguace del pinguino, e da qualche tempo esplora cosa si può fare con l'intelligenza artificiale, questa creatura nuova che non ha ancora imparato a tacere. E poi altre cose lo incuriosiscono, la storia, la letteratura, l'arte, e per fortuna, in mezzo a tutte queste, non ha ancora trovato pace.
Questo sito è stato per anni il suo angolo di web, la sua piccola casa di carta; e il vecchio archivio, quindici anni di appunti, di bandi e di materiali, dorme ancora al piano di sopra come una soffitta con la porta socchiusa, e chi ha voglia di curiosare può salire, piano, senza far rumore: vai all'archivio.
Mi chiamo Mario La Vedova. Sono medico. Anestesista e rianimatore. Lo scrivo così, a pezzi, perché è così che lo vivo: un pezzo alla volta. Sala operatoria. Sala parto. Terapia intensiva. Un grande ospedale della mia regione. E poi l'elisoccorso campano, di cui faccio parte dell'equipaggio. Mi chiedete perché lo dico? Perché è vero. Non c'è altra ragione.
Insegno. Soprattutto in ambito sanitario, ma non solo. Ragazzi in età scolare, post-laurea: pubblici diversissimi, e con tutti mi confronto, e con tutti parlo di tante cose. Ma soprattutto cerco di trasmettere una cosa. Una. Come si comunica quando le cose contano. Perché quando contano, non si può essere vaghi. Non si può avere paura delle parole. Non si può nascondersi dietro la parola giusta e dire la cosa sbagliata. Si dice. Punto.
Vivo in provincia di Caserta. Colline, campagna, verde: e il verde che mi circonda lo curo io, con queste mani. Mi piace il lavoro fatto con le mani e con la testa. Vedo luoghi. Vado in moto. Smonto le cose per vedere come sono fatte, un motore, un computer. Che importa quale? Poco. E non chiedo scusa a nessuno. Sono fieramente seguace del pinguino. E da qualche tempo esploro cosa si può fare con l'intelligenza artificiale: curiosità? Sì. Paura? Il giusto. Mi incuriosiscono altre cose: la storia, la letteratura, l'arte. Pace, maledizione, non l'ho ancora trovata. E per fortuna.
Questo sito è stato per anni il mio angolo di web. Il mio. Quindici anni di appunti, bandi, materiali: sono tutti lì, nel vecchio archivio, e non li ho nascosti. Curiosare è un diritto? No. È un'abitudine, e la raccomando: vai all'archivio.
Mi chiamo Mario La Vedova. Faccio il medico, e qui la parola già vuol dire due cose: quello che la gente crede e quello che davvero si fa. Per la precisione sono anestesista e rianimatore, due parole lunghe che, immagino, in famiglia si accorciano. Lavoro in sala operatoria, in sala parto e in terapia intensiva ("sala": parola che da noi ha dentro sia l'attesa sia l'urgenza), in un grande ospedale della mia regione, e faccio parte dell'equipaggio dell'elisoccorso campano, che per dire "elicottero" ci mette tre parole e mezzo: si vede che quando una cosa serve in fretta si prende la strada lunga per dirla.
Insegno ("insegnare", nel senso un po' dimenticato di "mettere un segno"), soprattutto in ambito sanitario ma non solo, a pubblici che vanno dai ragazzi in età scolare al post-laurea. Con le persone con cui mi confronto ("confrontare": mettere fronte contro fronte, che è già un programma) parlo di tante cose, ma soprattutto cerco di trasmettere una cosa: come si comunica quando le cose contano, cioè come si sceglie la parola giusta quando una parola sbagliata costa troppo.
Vivo in provincia di Caserta, tra colline e campagna, e mi prendo cura del verde che mi circonda ("prendersi cura": il verbo di chi non vuole dire "fare il giardiniere"). Mi piace il lavoro fatto con le mani e con la testa; vedo luoghi, vado in moto e smonto le cose per vedere come sono fatte, un motore o un computer, poco importa ("importare", dal latino: portare dentro, e smontare è il modo più diretto di portarsi dentro una cosa): smontare, da noi, è la forma di rispetto più sincera per un oggetto. Sono fieramente seguace del pinguino ("seguace": parola da setta, e infatti) e da qualche tempo esploro cosa si può fare con l'intelligenza artificiale, che parla bene ma deve ancora imparare a tacere. Mi incuriosiscono anche altre cose; tra storia, letteratura e arte non ho ancora trovato pace ("pace", qui, nel senso di quiete, e non di armistizio con il mondo).
Questo sito è stato per anni il mio angolo di web ("angolo": la parola dei piccoli luoghi che si tengono per sé). Il vecchio archivio ("archivio": dal greco, la casa dei magistrati dove si tenevano le carte; da noi, il posto dove si tengono le carte che non si buttano) conserva quindici anni di appunti, bandi e materiali ed è ancora qui per chi ha voglia di curiosare ("curiosare": avere cura di sapere): vai all'archivio.
Mario La Vedova. Chi sono? Uno che di mestiere fa il medico, anestesista e rianimatore. Lo dico subito, perché in certi posti i titoli non servono: serve sapere che cosa si fa. Lavoro in sala operatoria, in sala parto, in terapia intensiva, in un grande ospedale della mia regione. E poi c'è l'elicottero: faccio parte dell'equipaggio dell'elisoccorso campano. Ho imparato che in quei posti la gente ha poche domande, e tutte importanti.
Insegno, soprattutto in ambito sanitario ma non solo. Ragazzi in età scolare, gente del post-laurea. Con tutti mi confronto, e di cose se ne dicono tante. Ma se devo dire che cosa mi preme, lo dico in una riga: come si comunica quando le cose contano. Mi pare la sola faccenda che valga la pena di insegnare. Il resto lo si impara strada facendo.
Vivo in provincia di Caserta: colline, campagna, un po' di verde che mi tocca curare e che curo volentieri. Mi piace il lavoro che si fa con le mani e con la testa. Vedo luoghi, vado in moto, smonto le cose per vedere come sono fatte. Un motore, un computer: poco importa. Smontare è un po' come fare domande: bisogna aprire, per capire. Sono seguace del pinguino. E l'intelligenza artificiale? La guardo con curiosità, come si guardano le cose nuove: senza entusiasmo di maniera e senza paura. Poi c'è la storia, ci sono i libri, ci sono i quadri. Pace non ne ho trovata. Mi pare una buona notizia.
Questo sito è stato per anni il mio angolo di web. Nel vecchio archivio ci sono quindici anni di appunti, bandi e materiali. Li ho tenuti: le carte vecchie, a buttarle, ci si pente sempre. Chi ha voglia di curiosare, faccia pure: vai all'archivio.