Est modus in rebus

morte

Il Coraggio di ammettere i fallimenti

il dramma della laurea che non arrivaDi tanto in tanto si leggono (o si sentono da colleghi ed amici) storie simili a questa (Tenta il suicidio a 26 anni nel giorno della sua laurea | Il Mattino). Storie che fanno sempre presa su di me e che mi rattristano. Tutte le persone “comuni” hanno avuto (più o meno) intoppi nel loro percorso accademico … ma la valenza pedagogica degli “esami” sta non solo nelle nozioni che si devono assimilare per superarlo (funzione didattica?) quanto nel percorso che lo studente deve affrontare (anche su di sé) per raggiungere lo scopo.

Ma per talune persone la pressione esterna è forse troppo alta, le aspettative esagerate, l’ansia troppo forte.

Ci vuole CORAGGIO.
Coraggio perché lo scopo di quel lavoro su noi stessi potrebbe anche essere quello di capire che quel percorso di studi o quel progetto di vita non è, in realtà, quello che si vuole.
Ed allora dirlo, ammetterlo può essere un gradino troppo grosso da superare da soli.

Soprattutto in una società in cui non è ammesso sbagliare, dove il fallimento non può essere preso in considerazione, dove se queste cose (sbaglio e fallimento) accadono non è MAI colpa del soggetto interessato ma sempre di soggetti terzi: i docenti, l’allenatore ( e sul ruolo pedagogico dello sport si potrebbe scrivere tantissimo), ecc…
In questo tipo di visione del mondo, in cui si tende a perdere la valenza dell’errore, ammetterne uno, riconoscere una “sconfitta”, può risultare drammaticamente destruente.

Quindi ci vuole INTELLIGENZA.
Intelligenza da parte di tutti. Perché questi ragazzi (forse troppo “fragili”) vanno ascoltati, supportati e accompagnati. Da tutti. Dalla famiglia. Dagli Amici. Dalla società. Dai formatori (attenzione … questo non vuol dire che i docenti debbano “per forza promuovere” … sarebbe esattamente l’opposto. Se elimino l’ostacolo come posso formare alle difficoltà?). Ed a costoro è richiesto anche CORAGGIO perché non è né facile né bello vedere in difficoltà qualcuno cui si vuol bene. Ma l’esser troppo solerti nell’aiutare non sempre è una cosa positiva.

Solo con Coraggio ed Intelligenza queste cose posso essere evitate.

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Vejentana 2014 - l'esercitazione di Anpas Lazio

Serata in hamburgeria con i soccorritori del 118, ed io sono sempre piuttosto monotono. Parlo sempre di lavoro.

Sono quelle serate con gente che conosci poco, con cui ti capita di condividere un turno, qualche birra ogni tanto. Giusto per non fare la figura dell’orso, il mio animale specchio.

Esco a fumare una sigaretta con C. che mi chiede come è andata l’ultima settimana…. Male, rispondo.

Nell’ultima settimana – di merda – ho avuto la sfiga cosmica di occuparmi di tre ventenni, che sono finiti uno peggio dell’altro.

Racconto brevemente il caso del 21enne morto di meningite, non mi vergogno di dire che ho pure pregato perchè rimanesse nell’aldiquà. E la soccorritrice, con un sorrisetto, mi dice: “Beh, non ti ci sei ancora abituato?”.

No cazzo, non mi ci sono abituato. Neanche un pò.

A. aveva 21anni. Al rientro dalle vacanze dapprima un vago malessere, una perdita di coscienza in stazione con intervento del mezzo avanzato ed immediato trasporto nella rianimazione di D., dove le condizioni sono apparse subito critiche. GCS 15 in rapido scadimento con una TC encefalo fortunatamente libera da sanguinamenti, scambi osceni. Sedazione, IOT, rachicentesi. Risultato: meningite da neisseria.

La banale copertura antibiotica parte subito, ma non serve ad arrestare la bestia. Una bestia che si mangia A. ogni ora che passa. A 24 ore dal tubo ci chiamano, il Paziente satura 37. Non sapevo che un saturimetro potesse essere affidabile fino a valori così bassi, ma l’EGA conferma. Come sempre il mio compito è fare l’idraulico, ovvero mettere in ECMO ARDS, shock cardiogeni, ecc. ecc..

Al mio arrivo in quella che definirò rianimazione periferica A. è già evidentemente oltre ogni ragionevole speranza di sopravvivenza. La porpora forma delle macchie liquide dal ginocchio e dai gomiti in giù, impedendo al sangue di raggiungere i tessuti. Non trattengo un “Minchia!” quando vedo le gambe. Le urine sono a lavatura di carne (quei pochi ml), Crea 13, CPK 75000, Lac 20, pH 6.8, CO2 30, PaO2 40, HCO3- 24, BE – 20.

Mi avvicino al letto: i colleghi hanno fatto moltissimo, e A. sembra Cristo in croce.

E’ poco più che un cucciolo. Ce la mettiamo davvero tutta: incannuliamo, contropulsiamo, Ceprotin ed accarezziamo l’idea di un plasma exchange.

Di ammalati così ne ho già visti un tot, e ricordo un solo sopravvissuto.

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