Est modus in rebus

buona vita

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Vejentana 2014 - l'esercitazione di Anpas Lazio

Serata in hamburgeria con i soccorritori del 118, ed io sono sempre piuttosto monotono. Parlo sempre di lavoro.

Sono quelle serate con gente che conosci poco, con cui ti capita di condividere un turno, qualche birra ogni tanto. Giusto per non fare la figura dell’orso, il mio animale specchio.

Esco a fumare una sigaretta con C. che mi chiede come è andata l’ultima settimana…. Male, rispondo.

Nell’ultima settimana – di merda – ho avuto la sfiga cosmica di occuparmi di tre ventenni, che sono finiti uno peggio dell’altro.

Racconto brevemente il caso del 21enne morto di meningite, non mi vergogno di dire che ho pure pregato perchè rimanesse nell’aldiquà. E la soccorritrice, con un sorrisetto, mi dice: “Beh, non ti ci sei ancora abituato?”.

No cazzo, non mi ci sono abituato. Neanche un pò.

A. aveva 21anni. Al rientro dalle vacanze dapprima un vago malessere, una perdita di coscienza in stazione con intervento del mezzo avanzato ed immediato trasporto nella rianimazione di D., dove le condizioni sono apparse subito critiche. GCS 15 in rapido scadimento con una TC encefalo fortunatamente libera da sanguinamenti, scambi osceni. Sedazione, IOT, rachicentesi. Risultato: meningite da neisseria.

La banale copertura antibiotica parte subito, ma non serve ad arrestare la bestia. Una bestia che si mangia A. ogni ora che passa. A 24 ore dal tubo ci chiamano, il Paziente satura 37. Non sapevo che un saturimetro potesse essere affidabile fino a valori così bassi, ma l’EGA conferma. Come sempre il mio compito è fare l’idraulico, ovvero mettere in ECMO ARDS, shock cardiogeni, ecc. ecc..

Al mio arrivo in quella che definirò rianimazione periferica A. è già evidentemente oltre ogni ragionevole speranza di sopravvivenza. La porpora forma delle macchie liquide dal ginocchio e dai gomiti in giù, impedendo al sangue di raggiungere i tessuti. Non trattengo un “Minchia!” quando vedo le gambe. Le urine sono a lavatura di carne (quei pochi ml), Crea 13, CPK 75000, Lac 20, pH 6.8, CO2 30, PaO2 40, HCO3- 24, BE – 20.

Mi avvicino al letto: i colleghi hanno fatto moltissimo, e A. sembra Cristo in croce.

E’ poco più che un cucciolo. Ce la mettiamo davvero tutta: incannuliamo, contropulsiamo, Ceprotin ed accarezziamo l’idea di un plasma exchange.

Di ammalati così ne ho già visti un tot, e ricordo un solo sopravvissuto.

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Vi posto qui un intervento che ho fatto su un Forum della CRI … credo possa interessare piu’ di qualcuno.

P.S.
Per i commenti vi prego, se potete e se volete, fatemeli su mariolv.netsons.org

——–

Elena … come al solito pungolo di coscienze e intelletti, il discorso è molto ampio, molto complesso e molto “temporale”

Si potrebbe, anzi si DOVREBBE fare, per rispondere in maniera esaustiva ai tuoi tre quesiti, un discorso organico ma questo non credo sia il posto adatto o il momento buono per siffatta speculazione filosofica (nel senso piu’ ampio del termine!).
Quindi cerchero’ di rispondere ai quesiti in maniera separata e concisa fermo restando i limiti del tutto personalistici e temporali che il discorso, proprio per una sua connotazione intrinsecamente legata al vissuto di ciascuno, deve avere.

Tu chiedi: c’e’ un limite tra accanimento terapeutico (non sono molto d’accordo su quello diagnostico essendo quest’ultimo un momento particolare dell’opera medica che puo’ esser, al di la dei possibili accertamenti strumentali, una mera e pura attivita’ intellettuale che distingue il chirurgo – nell’accezione classica e semiologica del termine – dal Medico a tutto tondo e che quindi, come tale, non puo’ esser trascinata alla deriva nella crudelta’ dell’accanimento) ed eutanasia.
Beh il limite c’e’ ed è espresso sia in termini giuridici che in termini etico-filosofici e si va a fondere con l’altra domanda che tu poni, ovvero quella che rigurda l’eubiosia (nel suo significato puro di “buona vita”)
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