John Carter di Marte: il Signore di Barsoom

John Carter di Marte: il Signore di Barsoom

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Correvano i primi anni ’90 ed io, giovane ed inesperto lettore, ero del tutto all’oscuro di quel genere letterario che poi mi ha assorbito e ed ha segnato la mia formazione e mi ha portato ad amare due capostipiti del genere come Tolkien ed Asimov: il Si-Fi e il Fantasy.

Un bel giorno mia madre si presentò a casa con un libro con una bella copertina “oro”, dai vividi colori e dalle immagini che colpivano (anche se, come avrei scoperto successivamente, poco c’entravano con il contenuto del libro) ed un titolo che mi incuriosì: “La Mente di Marte”.

Era un libro scritto da un tipo con un nome strano, un libro che parlava di un mondo marziano fantastico, decadente e morente, chiamato Barsoom, un libro che di questo mondo descriveva bene la geografia in cui era ambientato, la storia e la società dei popoli che lo abitavano (non certo come Tolkien ma lo spessore culturale dei due autori è immensamente diversa!).

Questo mondo fantastico, a cavallo tra Si-Fi e Fantasy, incominciò ad appassionarmi e, alla fine del libro, mi ritrovai a cercare – in  maniera quasi “spasmodica” – gli altri racconti che costituivano “il ciclo di Marte” di Edgar Rice Burroughs (era questo il nome dell’autore ed è ben più noto, ingiustamente secondo me, per esser l’autore di Tarzan).
Era in un epoca in cui avere accesso alle informazioni non era facile come ora (essì, parliamo comunque di oltre 15anni fa!) ed era esponenzialmente più complesso per un ragazzino che, come me, viveva in un paesino del sud e cercava libri di una casa editrice “piccola”  e poco conosciuta 🙁

Ad ogni buon conto dopo anni di ricerche riuscii nella mia impresa e lessi quei libri più e più volte fino a consumarne le pagine, li divorai quasi … e poi passai ad altri autori, sempre più complessi.
Passai all’immenso Asimov o al geniale Tolkien (che ho letto qualche decina di volte in diverse lingue), al visionario Dick o al caro Brooks, o, ancora, al criptico Lewis  … tuttavia , di tanto in tanto, prendevo uno quei libri e rileggevo un racconto, solo un centinaio di pagine, pagine che però mi riportavano indietro a quei tempi … a quella specie di febbre che mi prese per la prima volta (e per fortuna non mi ha più abbandonato).

Ogni tanto, come per la TdM per esempio, mi chiedevo anche come mai nessuno avesse mai fatto un film su quelle storie, con quei personaggi, secondo me sarebbero usciti bei film se fatti per bene.

Ma tant’è,  il tempo passa, i libri color oro sullo scaffale diventano parte dell’arredamento, ci si fa l’occhio, le cose vengono obliate, si cresce e, per fortuna, si rivolgono le proprie energie ed i propri pensieri ad altre cose, cose ben più importanti e serie … fino a quando una mattina si passa  davanti ad un cinema e con la coda dell’occhio si nota un’immagine, così di sfuggita … una immagine che tuttavia il cervello registra, un’immagine che però ha un qualcosa di familiare … ed allora inizi a pensare, a cercare di ricordare in quale anfratto della memoria hai quei colori, quelle forme … e così ricordi … BAM, come se un Thoat ti avesse leccato …  d’improvviso ricordi che sono cose che hai immaginato migliaia di volte, colori che la fantasia ti ha suggerito e fatto rivivere come sogni … e riemergono Barsoom, John Carter … i uomini rossi di Marte ….

Ed allora quello che non potevi fare nel 1994 lo fai ora, accendi il pc e cerchi, dopo anni che non lo facevi, “John Carter” su Google .. così scopri che il 9 marzo la Disney farà uscire un film basato su quei libri e la cui regia sarà affidata a Andrew Stanton (registra, tra l’altro, di WALL-E e Alla Ricerca di Nemo)

Ora, seppure sia consapevole che questo film potrebbe essere, almeno in parte, una delusione (così come  lo è stato Il Signore degli Anelli di Jackson), sono comunque contento che l’abbiano fatto e sono un po’ “febbricitante” per la data di uscita … e nel frattempo apro la vetrina della libreria e faccio scorrere il dito lungo il dorsodei libri … fino a trovare quello che cerco:  una copertina color oro leggermente sbiadita dal tempo, che porta i segni di letture ripetute, con su scritto “John Carter di Marte” …. 🙂

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