Est modus in rebus

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Nella mia “ridente cittadina” qualcuno ha avuto la brillante idea di disseminare chilometri di asfalto con decine di dossi artificiali allo scopo, ben definito a dire degli ideatori, di salvaguardare la sicurezza di tutti.
Eppure, foss’anche questa cosa vera, io la potrei vedere comunque come una profondissima violenza, come una drammatica ingerenza nella capacità di autodeterminazione del popolo caleno.

Si vuol salvaguardare la sicurezza? Benissimo … nulla quaestio in questo intento: si pongano regole, si impongano divieti normativi (leggi, regolamenti, direttive … insomma regole) che mi lascino, tuttavia, la possibilità di trasgredirvi e di esser punito con le sanzioni che il legislatore ritenga opportune, qualsivoglia esse siano ma mi si lasci la libertà di scegliere! In fondo è un mio diritto, no?
Qui invece no … qui son furbi … qui, a Calvi Risorta, son violenti … qui ti obbligano a fare quello che vogliono loro, qui ti impongono con la forza le regole che loro stessi hanno stabilito. E la mia di volontà? Dov’ è la mia libertà di scelta? Il mio diritto all’autodeterminazione?
Ma il mandato che viene dato dagli elettori a chi è eletto non può e non deve esser così vasto da contemplare anche la depauperazione dei diritti fondamentali dei cittadini stessi.

Viviamo in una società violenta, Violenta perché ti costringe a violare le regole non già per avere un vantaggio sugli altri, ma per esser al loro stesso livello e non partire con un handicap per il raggiungimento di medesimi obbiettivi.
Una società in cui chi è “corretto” è definito non solo un “fesso” dai più, dai “furbi”, ma anche penalizzato per le sue stesse idee, per il suo credere che, in uno Stato di Diritto reale, in cui tutti sono  “uguali” (di una uguaglianza filosofica, di una uguaglianza morale, non già di una uguaglianza di nascita, “fisica”) magari ci si potrebbe anche distinguere dagli animali.
Una società che ti vieta l’autodeterminazione non già in maniera ufficiale, chiara e palese ma de facto, in maniera tacita … costringendoti ad esser come i “furbi” pena la tua stessa estinzione.

Ed invece NO … Uno stato di questo genere non rispecchierebbe la natura … in cui non esiste il concetto dell’esser “tutti uguali per nascita”, in cui vige la ferrea eppur aurea regola della selezione darwiniana del più forte, del “sopravvive chi si adatta meglio all’ambiente” … Eppure applicata correttamente questa Legge dovrebbe premiare non solo chi ha più forza ma anche e soprattutto chi è più dinamico, chi ha più “Intelletto”.

Ma forse chi è più dinamico, chi ha più intelletto è colui che sa dribblare le regole? O chi è più capace nell’uso di queste sue indubbie doti per il bene collettivo del “branco”?
Ed allora la questione è quale e quanto è grande questo branco? Uno solo (se stessi) o un gruppo di pochi (ma quanto pochi?) adepti? E se, nel caso dell’Uomo, questi adepti (fossero essi congiunti et similia) non fossero altro che strumenti per il benessere di quell’Uno?

Ed ancora … chi decide che è la direzione dei “furbi” ad esser quella selettivamente migliore per la razza?
Di certo non la natura che, a lungo andare farebbe estinguere queste incongruenze perchè autodistruttivi per la razza stessa (e la storia umana è piena di esempi, e non abbisogna andare nemmeno tanto lontano ne nel tempo, ne nello spazio per trovarne) se non fosse stato corretto dalla capacità dell’Uomo, unica nel suo genere, di influenzare la natura stessa, di modificarla a breve e medio periodo! Ed allora chi? I furbi stessi? E se avessero una visione troppo a breve raggio per poter prendere decisioni di siffatta portata?

Vabbe’ … ora son stanco. Vi lascio carissimi, la giornata è stata lunga e faticosa e domani si ritorna in corsia, in corsia dove tutti son davvero uguali davanti alle malattie, dove nessuno, nel bene o nel male, può, per fortuna, influenzare il proprio avvenire con le “furbizie” …

Buona notte a tutti.

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On Air: Fabrizio De André – Nell’acqua della chiara fontana
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