Est modus in rebus

repubblica italiana  trasparenteREPUBBLICA ITALIANA

Consiglio di Stato
Sezione Consultiva per gli Atti Normativi

Adunanza di Sezione del 6 febbraio 2014

NUMERO AFFARE 00287/2014

OGGETTO:
Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca

Schema di regolamento concernente le modalità per l’ammissione dei medici alle scuole di specializzazione in medicina, ai sensi dell’art. 36, comma 1, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368.

LA SEZIONE

Vista la relazione trasmessa con nota 28 gennaio 2014 n. 357, con la quale il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca – Ufficio legislativo – ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sullo schema di regolamento in oggetto;
esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Elio Toscano;

Premesso.
L’Amministrazione proponente riferisce che con lo schema di regolamento in oggetto si intende abrogare e sostituire il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 6 marzo 2006, n. 172, recante: “Regolamento concernente le modalità per l’ammissione dei medici alle scuole di specializzazione in medicina”.
L’intervento normativo si rende necessario in relazione al disposto dell’art. 21, comma 1, del decreto legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, con legge 8 novembre 2013, n. 128, che ha novellato l’articolo 36, comma 1, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, recante: “Attuazione della direttiva 93/16/CE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli e delle direttive 97/50/CE, 98/21/CE, 98/63/CE e 99/46/CE che modificano la direttiva 93/16/CE”.
In particolare, la novella prevede che, in sostituzione dell’attuale sistema di accesso decentrato a livello di singole università, l’immissione dei medici alle scuole di specializzazione avvenga attraverso un concorso unico nazionale, con la costituzione di una commissione nazionale giudicatrice e la formazione di un’unica graduatoria nazionale, in base alla quale i vincitori del concorso sono destinati alle sedi prescelte.
La relazione illustrativa pone in evidenza che l’intervento regolamentare si propone pertanto di rideterminare in modo organico le modalità per l’ammissione alle scuole di specializzazione in medicina, i contenuti e le modalità delle prove, nonché i criteri per la valutazione dei titoli e per la composizione della commissione giudicatrice, alla luce del mutato quadro normativo e al fine di rendere più omogenee, trasparenti e uniformi le modalità di accesso alle suddette scuole.
Lo schema proposto si compone di 6 articoli.
L’art. 1 indica l’oggetto del decreto e le definizioni ricorrenti nel testo.
L’art. 2 stabilisce le modalità di ammissione alle scuole.
In particolare, il comma 1 prevede che alle scuole di specializzazione possono accedere, attraverso un concorso annualmente bandito con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, coloro che si siano laureati in medicina e chirurgia in data anteriore al termine di scadenza per la presentazione delle domande di partecipazione al concorso e che abbiano superato l’esame di stato di abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo entro il termine fissato per l’inizio delle attività didattiche nelle scuole.
Il comma 2 fissa i tempi entro i quali il MIUR deve predisporre il calendario della prova di concorso per ciascuna tipologia di scuola e pubblicare il bando di concorso (almeno sessanta giorni prima della prova di esame); stabilisce, altresì, che sia formata una graduatoria unica nazionale per ciascuna tipologia di specializzazione.
Il comma 3 dispone che la domanda di partecipazione sia presentata per via telematica e che ciascun candidato versi un contributo prefissato per partecipare al concorso.
L’art. 3 disciplina criteri e modalità della prova d’esame.
La prova, suddivisa in due parti e identica a livello nazionale per ogni tipologia di scuola, si svolge in un’unica data e nel medesimo orario e consiste nella soluzione di 120 quesiti a risposta multipla. La prima parte della prova consta di 90 quesiti ed è comune a tutte le tipologie di scuola; la seconda, affidata a 30 quesiti, è differenziata per tipologia di scuola e si svolge secondo un calendario che consenta ai candidati di concorrere all’accesso di almeno due tipologie di scuola di specializzazione all’interno della stessa area (medica, chirurgica e servizi).
I quesiti da somministrare ai candidati sono predisposti da soggetti di comprovata competenza incaricati dal Ministero e sono, comunque, verificati dalla Commissione di esame.
L’art. 4 istituisce la Commissione nazionale giudicatrice, fissandone i criteri di composizione e i compiti. In particolare, stabilisce che ne faccia parte un direttore di una scuola di specializzazione designato dal Ministro, in funzione di presidente. Gli ulteriori membri sono individuati ciascuno per una delle classi in cui sono raggruppate le tipologie di scuole di specializzazione: si tratta di professori universitari di prima fascia di ruolo, appartenenti a un settore scientifico – disciplinare di riferimento di una tipologia di scuola rientrante nella relativa classe, sorteggiati dal Ministero fra coloro che si siano candidati a far parte della Commissione.
L’art. 5 contiene le disposizioni per la valutazione dei titoli e per la formazione della graduatoria finale (commi 1, 2 e 3).
Per quanto concerne i punteggi, la Commissione attribuisce ai titoli, secondo una dettagliata scala valutativa, fino a 15 punti, di cui 2 per il voto di laurea e 13 per il curriculum degli studi, nonché fino a 3 punti per ulteriori titoli, quali la tesi sperimentale e il titolo di dottore di ricerca nella disciplina della tipologia di scuola per la quale si concorre.
Sulla base dell’esito della prova d’esame e del punteggio attribuito per i titoli, la Commissione giudicatrice elabora una graduatoria per ciascuna tipologia di scuola. L’ammissione alle scuola di specializzazione avviene, poi, in relazione alla posizione conseguita nella graduatoria nazionale e in relazione all’ordine di preferenza delle sedi espresso dal candidato nella domanda di iscrizione al concorso.
Il comma 4 riconosce agli atenei la possibilità di acquisire risorse e posti aggiuntivi attraverso il finanziamento da parte di Enti pubblici e privati, anche derivante da donazioni e convenzioni, purché nel rispetto del numero complessivo degli specializzandi previsti dal regolamento didattico delle singole scuole e del fabbisogno di specialisti a livello nazionale.
Sul punto, l’Amministrazione evidenzia che, a garanzia di imparzialità e per evitare che la decisione sui posti aggiuntivi sia influenzata dall’andamento delle prove di esame, la norma stabilisce che i contratti siano attivati nell’anno accademico successivo al quale si riferisce il bando pubblicato successivamente alla comunicazione dei contratti stessi al Ministero.
L’art. 6 reca le disposizioni transitorie e finali e prevede la possibilità di derogare ai termini fissati a regime per le operazioni concorsuali, al fine di consentire l’applicazione della nuova disciplina già dal prossimo anno accademico.
Considerato.
L’art. 21 del d.l. n. 104 del 2013, convertito con l. n. 128 del 2013, allo scopo di adeguare la disciplina concernente la formazione dei medici specialisti alla normativa europea in conformità al principio della libertà di stabilimento e alle correlate esigenze di reciproco riconoscimento dei titoli di formazione, ha previsto l’effettuazione di un concorso unico nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione e la riduzione della durata dei relativi corsi per uniformarla alle regole comunitarie.
La nuova disciplina, la cui attuazione è affidata a due distinti decreti del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, dovrà entrare in vigore già dal prossimo anno accademico, ai sensi dell’art. 21 detto.
Lo schema di regolamento ministeriale ora all’esame, in quanto diretto a rideterminare le modalità di ammissione dei medici alle scuole di specializzazione, attualmente disciplinate dal d.m. 6 marzo 2006, n. 172 di cui si prevede la contestuale abrogazione, costituisce, quindi, uno dei due adempimenti propedeutici per dare attuazione alle misure urgenti in materia di formazione specialistica. Il decreto, in particolare, si prefigge di superare l’attuale sistema di accesso decentrato a livello di singole università, sostituendolo con un concorso nazionale, affidato ad una commissione unica, costituita presso il Ministero e chiamata ad operare secondo criteri di valutazione omogenei e trasparenti.
La Sezione considera che il provvedimento proposto, in quanto disciplina dettagliamente le modalità della prova di esame e riconduce ad una sola commissione l’onere valutativo sulla base di punteggi e titoli prestabiliti, oltre che rispondere alle istanze comunitarie risulta rispettoso del rapporto tra principio di legalità e imparzialità, espresso dall’art. 97 Cost., che non soltanto è garanzia di giustizia procedimentale, ma è strumento di esaltazione della meritocrazia.
Premesso che l’analisi dello schema di regolamento consente di formulare un giudizio sostanzialmente positivo sul testo elaborato, la Sezione ritiene, comunque, necessario esprimere alcune osservazioni delle quali l’Amministrazione vorrà tener conto per gli opportuni correttivi.
In primo luogo si considera che, all’art. 1, lettera f), è citato, tra le definizioni normative, il “Consiglio universitario nazionale – CUN”, che tuttavia non ricorre nell’articolato. Il richiamo, pertanto, dovrebbe essere espunto, a meno che si voglia intendere che il Consiglio, le cui competenze quale organo consultivo del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono stabilite dall’art. 2 della legge 16 gennaio 2006 n. 18, possa o debba essere consultato nell’ambito dei procedimenti connessi agli adempimenti previsti dal regolamento in questione; in tal caso sarebbe conveniente un esplicito richiamo nell’articolato.
Si osserva, poi, che l’art. 4, nel fissare la composizione della Commissione nazionale giudicatrice, prescrive che della stessa debba far parte “un professore universitario di prima fascia di ruolo per ciascuna classe…. sorteggiato dal Ministero fra coloro che si siano candidati a far parte della commissione, secondo le modalità stabilite dal bando”.
Orbene, ancorché l’eventualità che per una o più classi non sia disponibile alcuna candidatura possa apparire soltanto teorica, l’ipotesi andrebbe comunque regolata, prevedendo – ad esempio – la scelta del commissario da parte del MIUR, secondo una procedura similare a quella stabilita per la designazione del presidente della Commissione.
Passando, quindi, all’esame dell’art. 5, che stabilisce che sono ammessi alle scuole di specializzazione i candidati collocatisi in posizione utile nella relativa graduatoria nazionale, al comma 2 andrebbe inserito un inciso che richiami le riserve di posti previste dall’art. 757 del codice dell’ordinamento militare per la formazione specialistica dei medici della sanità militare e dall’art. 35, comma 3, del d.lgs. n. 368 del 1999, con analoga finalità, per i medici della Polizia di stato e per i medici stranieri provenienti da paesi in via di sviluppo.
Sempre con riferimento all’art. 5, merita attenzione il disposto del comma 4, che riconosce alle università la possibilità di attivare, in aggiunta ai contratti di formazione specialistica finanziati con risorse statali, ulteriori contratti con risorse proprie o provenienti da enti pubblici o privati.
Al riguardo si osserva che detti contratti aggiuntivi sono stati previsti dall’art. 3 del decreto ministeriale M.I.U.R. 24 aprile 2013 n. 333, come deliberato dalla Conferenza unificata Stato – Regioni nella seduta del 15 marzo 2012, al fine di colmare, per quanto possibile, il divario tra fabbisogni e numero dei contratti statali.
Orbene, il comma 4 in esame prevede che i contratti aggiuntivi possono essere attivati, nel numero dei posti per i quali sono accreditate le scuole e non oltre il fabbisogno di specialisti a livello nazionale, purché comunicati al Ministero prima della pubblicazione del bando per il relativo anno accademico.
La riproposizione della disposizione in una fonte normativa di livello superiore, qual è appunto il presente regolamento, e l’attenzione posta dall’Amministrazione, ribadita nella relazione illustrativa, nell’evitare che la richiesta di contratti aggiuntivi da parte delle università possa essere influenzata dall’andamento del concorso nazionale inducono a ritenere, pur in assenza di più precise specificazioni sul punto, che l’accesso alle borse di studio non finanziate dallo Stato possa o debba aver luogo comunque sulla base e tenendo conto della graduatoria del concorso unico nazionale.
Valuterà, quindi, l’Amministrazione proponente se, per completezza e coerenza di sistema, ai fini della trasparenza e, non ultimo, per evitare l’eventuale rischio di incorrere in sanzioni a livello comunitario, non convenga integrare e chiarire al riguardo in termini più precisi l’articolato.
Sul piano formale si suggeriscono, infine, i seguenti correttivi:
a) nel “preambolo”, oltre a porre in ordine cronologico i richiami normativi:
– posporre il quarto visto, in cui si cita l’art. 17, commi 3 e 4, della legge 17 agosto 1988, n. 400, anteponendolo all’alinea relativo a “Udito il parere del Consiglio di Stato …”;
– al quinto visto dopo “l’articolo 36, comma 1” aggiungere “come modificato dall’art. 21, comma 1, del decreto legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito in legge, con modificazioni, con legge 8 novembre 2013, n. 128”;
– espungere conseguentemente l’ottavo visto, nonché l’intero ultimo periodo del preambolo stesso “Considerata la necessità , anche a seguito delle modifiche apportate dal citato decreto legge n. 104 del 2013……con il citato decreto ministeriale n. 172 del 2006”;
b) all’art. 1, comma 1, dopo “decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368” aggiungere “e successive modifiche”;
c) all’art. 4, comma 1, ultimo periodo, dopo “La Commissione, articolata in sottocommissioni,” inserire :“ per aree e classi”;
d) estrapolare dall’art. 6 il comma 1, relativo alle abrogazioni, facendone oggetto di un articolo a sé stante da anteporre a quello concernente le disposizioni transitorie e finali;
f) aggiungere in calce al testo proposto la c.d. “clausola di inserzione nella raccolta degli atti normativi”, con la seguente formulazione: “Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare”.
P.Q.M.
si esprime parere favorevole in ordine all’ulteriore corso dello schema di regolamento con le osservazioni di cui alla parte motiva.

L’ESTENSORE
Elio Toscano

IL PRESIDENTE
Giuseppe Faberi

IL SEGRETARIO
Massimo Meli

Fonte: giustizia-amministrativa.it

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