Est modus in rebus

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Questo post perché, da più parti, sento e vedo giovani colleghi (o futuri tali) che si agitano in una sorta di “sacro fuoco” di giustizia,  uguaglianza e meritocrazia messe al servizio di un Concorso Nazionale di accesso alle scuole di specializzazione di area medica … tuttavia vorrei avere solo l’occasione di spiegare perché sono d’accordo con il concorso nazionale, ma non con quello che si profila all’orizzonte.

In primo luogo i quiz.
Il quiz da solo non può, a mio avviso, essere l’unico ed indiscusso strumento di selezione alla luce di un mal interpretato senso di imparzialità.  Il quiz non è adatto, da solo, a valutare la preparazione di uno studente che ha un tipo di formazione come quello che, purtroppo o per fortuna, il sistema scolastico italiano fornisce ai suoi studenti; non è adatto ad una cultura latina come lo è, invece, per un soggetto di cultura anglosassone.
E non è adatto, a maggior ragione, alla valutazione di una preparazione culturale e scientifica come quella che dovrebbe avere un medico la quale,  per sua stessa natura, non puo’ essere nozionistica, bianco e nero, si e no, A o B ma abbisogna di quante più sfumature la realtà possa mettere a disposizione e che, certamente, non possono essere inserite sempre in 5 opzioni.
Tuttavia, esso può essere un validissimo strumento se usato in maniera corretta e, soprattutto, in associazione con altri parametri valutativi che tengano conto di quanto appena detto.

D’altra parte, alienare le procedure concorsuali da un giudizio umano è, secondo me, quanto meno sbagliato se vogliamo tenere in considerazione tutto quello che l’esperienza degli ultimi lustri, con il concorso di accesso ai corsi di laurea a numero programmato, ci ha insegnato, non solo dal punto di vista reale (quanti di davvero bravi e meritevoli sono rimasti “fuori” perché poco fortunati o poco “smart” con i quiz?) ma anche dal punto di vista formale se è vero che il Consiglio di Stato, interpellato circa il concorso unico nazionale per l’ammissione al corso di laurea, poco meno di un anno fa scriveva:

“l’ammissione al corso di laurea non dipende in definitiva dal merito del candidato, ma da fattori casuali e affatto aleatori legati al numero di posti disponibili presso ciascun Ateneo e dal numero di concorrenti presso ciascun Ateneo, ossia fattori non ponderabili ex ante [omissis] lede l’eguaglianza tra i candidati, e il loro diritto fondamentale allo studio [omissis] atteso che i candidati non vengono ammessi in base al merito, ma in base a fattori casuali e aleatori, ma si lede anche il principio di buon andamento dell’Amministrazione, atteso che la procedura concorsuale non sortisce l’esito della selezione dei migliori. Si determina, in definitiva, una ingiusta penalizzazione della aspettativa dei candidati di essere giudicati con un criterio meritocratico, senza consentire alle Università la selezione dei migliori; la scelta degli ammessi risulta dominata in buona misura dal caso …

Al posto della mera selezioni per esami (i quiz), io proporrei un concorso articolato su due prove (un po’ come avviene ora ma solo su scala nazionale): la prima in forma di quesiti a risposta multipla ed una seconda nella forma di un tema.

I quiz (come d’altra parte anche la seconda prova) potrebbero essere elaborati sulla scorta di un programma d’esame pubblicato dal MIUR (un po’ come si fa per il concorso di accesso nazionale) ma senza un database di quesiti preventivamente reso noto (avendo cura di elaborare domande e risposte corrette ed aggiornate, ça va sans dire).
Alla stessa maniera, la seconda prova potrebbe essere costituita da un elaborato (un tema con tracce ministeriali come per gli esami di stato) che venga prima inviato, in busta chiusa ed anonima, ad un centro unico nazionale da stabilirsi e successivamente ridistribuito, in maniera del tutto stocastica, tra le commissioni che ne effettuerebbero la correzione pubblica,  in modo da creare una sorta di “correzione a doppio cieco” nazionale in cui ciascun candidato non sa chi corregge il suo elaborato e nessun commissario sa chi è il candidato che sta esaminando.

Inoltre, per venire incontro maggiormente alle istanze di imparzialità e per far si che il “fattore umano” sia solo di garanzia nella valutazione della preparazione del candidato e non occasione di discrezionalità, si potrebbe assegnare, ad esempio, un punteggio di 84/100pt ai quiz, 8/100pt al tema ed i restanti 8pt per il curriculum.

Già, ma cosa e come dovrebbero andare a costituire i “titoli”?
In primis andrebbero eliminate pubblicazioni e ade/ado, andrebbe valutato il curriculum studiorum o nella sua espressione finale (il voto di laurea), oppure in punteggi per i singoli esami attinenti stabiliti una volta e per tutte dal ministero. Inoltre, potrebbe far parte di questi 8pt anche l’attinenza della tesi di laurea da attribuire,  però,  con inequivocabili criteri stabiliti anch’essi preventivamente e stabilmente dal MIUR.

Dopo aver letto tutto questo post, molti di voi diranno “in pratica uguale a com’è ora … solo nazionale” e non sarà un’osservazione sciocca. E’ quel “solo nazionale” che fa la differenza, cercando di eliminare tutti quei punti “oscuri” che hanno fatto degenerare una procedura che ha, tutto sommato, una sua logica.

Ecco … io credo che questo sia una buona base di partenza per poter discutere seriamente e serenamente di un concorso nazionale di accesso alle scuole di specializzazione di area medica che sia realmente meritocratico, imparziale e che selezioni persone davvero per quello che sanno.

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