Est modus in rebus

grillo-movimento-5-stelleIl cosa e il come

di Daniele Luttazzi (11 settembre 2007)

Su Beppe Grillo ho tutta una serie di riserve che riguardano il cosa e il come. Spunti per una riflessione, niente di più: Grillo è ormai un tesoro nazionale come (fatevi da soli il paragone: è la “democrazia dal basso”) e a caval donato non si guarda in bocca. Certo non mi auguro che finisca come Benigni, a declamare Dante in braccio a Mastella. (Il Benigni di vent’anni fa si sarebbe fatto prendere in braccio da Mastella solo per pisciargli addosso. E una volta l’ha fatto! Bei tempi.)

Avvertenza ai figli di buona donna

I figli di buona donna che allignano nei bassifondi della repubblica mediatica saranno tentati di strumentalizzare questo post (“LUTTAZZI CONTRO GRILLO”) per dare addosso in modo becero a Grillo, come hanno già fatto inventandosi il suo insulto a Marco Biagi durante il V-day. L’alternativa è che me ne stia zitto per evitare l’ennesimo circo: ma dovete ammettere che il tema è troppo interessante; e tacere sarebbe, in fondo, come subire il ricatto dei figli di buona donna. Se questa precauzione non dovesse bastare, vorrà dire che chi ne approfitterà finirà dritto dritto in uno speciale elenco dei bastardi che mi stanno sulle palle. (Sul quaderno apposito ho già scritto “Volume 1”.)

Il cosa

In soldoni, la proposta di legge per cui Grillo ha raccolto trecentomila firme al primo V-day mi sembra che faccia acqua da tutte le parti.

Primo, perché un parlamentare con più di due legislature è una persona la cui esperienza può fare del bene al Paese. Pensiamo a gente del calibro di Berlinguer o di Pertini (talenti che non ci sono più, ma questo è un problema che non risolvi con una legge, ci vorrebbe il voodoo). Grillo li manderebbe a casa dopo due legislature, in automatico, perché “i politici sono nostri dipendenti”. Le accuse di populismo che gli vengono rivolte sono qui fondatissime, specie quando le rigetta usando non argomenti che entrino nel merito, ma lo sfottò, che è sempre reazionario. (“Gli intellettuali con il cuore a sinistra e il portafoglio a destra hanno evocato il qualunquismo, il populiamo, la demagogia, uno con la barba ha anche citato, lui può farlo, Aristofane, per spiegare il V-day.” Non è “uno con la barba”: è il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, filosofo, che ha espresso civilmente il suo parere contrario, argomentando.)

Due, perché chi è condannato in primo e secondo grado non lo è ancora in modo definitivo. In Italia i gradi di giudizio sono tre. Il problema da risolvere è la lentezza della giustizia. I magistrati devono avere più mrzzi, tutto qui. (“Tutto qui” è ovviamente l’understatement del secolo.)

C, perché poter esprimere la preferenza per il candidato ha dei pro e dei contro che si bilanciano (come capita nel modo attuale). In passato, ad esempio, poter esprimere la preferenza non ha impedito ai partiti di far eleggere chi volevano (collegi preferenziali eccetera). Né ha impedito alla gente di scegliere, col voto di preferenza, degli autentici filibustieri. L’illusione alimentata da Grillo è che una legge possa risolvere la pochezza umana. Questa è demagogia.

Il come

Non è solo il cosa. E’ soprattutto il COME. Un esempio: dato che Di Pietro ha aderito alla sua iniziativa, Grillo ha detto:-Di Pietro è uno per bene.- Brrr. Quindi chi non la pensa come Grillo non lo è? Populismo.

L’anno scorso, a Padova, gli “amici di Grillo” avevano riempito il palazzetto (dove avrei fatto il mio monologo) con volantini WANTED che mostravano la foto dei politici condannati. Li ho fatti togliere spiegandone la demagogia: gli amici di Grillo puri e buoni contro i nemici cattivi. Quando arriva Django?

Lenny Bruce sosteneva, a ragione, che chi fa satira non è migliore dei suoi bersagli. Se parli alla pancia, certo che riempi le piazze, ma non è “democrazia dal basso”: è flash-mobbing. (1)

Ambiguità

Grillo si guarda bene dallo sciogliere la sua ambiguità di fondo: che non è quella di fare politica (satira e teatro sono politici da sempre, anche se oggi  c’è bisogno di scomodare Luciano Canfora per ricordarcelo) (-Canforaaaa!-), ma quella di ergersi a leader di un kovimento politico volendo continuare a fare satira. E’ un passo che Dario Fo non ha mai fatto. La satira è contro il potere. Contro ogni potere, anche quello della satira. La logica del potere è il numero. Uno smette di fare satira quando si fa forte del numero di chi lo segue. Grillo il problema manco se lo pone. (2) La demagogia è così naïf. Lo sa bene Bossi, che ieri gli ha pure dato dell’esagerato: perché una cosa sono i fucili, una cosa ben diversa è il vaffanculo.

Se uno ha un progetto (le idee) e una struttura (i meet-up) è già a capo di un partito. Nulla di male, ma non è più satira. Il leader politico dice ai seguaci cosa devono fare. L’artista satirico lascia il suo pubblico libero di decidere sul da farsi. Scusate, ma c’è tutta la differenza di questo mondo.

Scegli, Beppe! Magari nascesse ufficialmente il tuo partito! I tuoi spettacoli diventerebbero a tutti gli effetti dei comizi politici e nessuno dei tuoi fan dovrebbe più pagare il biglietto d’ingresso. Ooooops! (3)

-I partiti sono il cancro della democrazia,- dice Grillo, servendosi di una cavolata demagogica che era già classica all’epoca di Guglielmo Giannini. Come quell’altra, secondo cui “in Italia nulla è cambiato dall’8 settembre del 1943”. Buonasera.

Adesso Grillo ealta la democrazia di Internet con la stessa foga con cui dieci anni fa sul palco spaccava un computer con una mazza per opporsi alla nuova schiavitù moderna inventata da Gates: la gente applaudiva estasiata allora, così come applaude estasiata ora. Si applaude l’enfasi.

Il marketing di Grillo ha successo perché individua un bisogno profondo: quello dell’agire collettivo. Senza la dimensione collettiva, negata oggi dallo Stato e dal mercato, l’individuo resta indifeso, perde i suoi diritti, non può più essere rappresentato, viene manipolato. E’ questo il grido disperato che nessuno ascolta. La soluzione ai problemi sociali, economici e culturali del nostro Paese può essere solo collettiva. A questo punto diventerebbe semplice, anche per Grillo, dire:-Non sono il vostro leader. Pensate col vostro cervello. Siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo.- (4)

Note (da La guerra civile fredda, 2009)

1) Grillo e Di Pietro sono entrambi clienti della Casaleggio Associati, agenzia di marketing web che si ispira all’attività del Bivings Group.

(cfr. http://www.bivingsreport.com/2006/the-internets-role-in-political-campaigns)

Quella che Grillo spaccia per “democrazia dal basso” in realtà è una campagna di manipolazione dell’opinione pubblica che segue strategie di guerrilla advertising: teasing (il blog, le inserzioni a pagamento sui quotidiani); guerrilla (meet-up, V-day); consolidating (liste civiche col bollino blu, Movimento di liberazione nazionale). (cfr. http://www.casaleggio.it/thefutureofpolitics/)

2) Il populismo è cercare consensi usando luoghi comuni di facile presa. Quando la folla si raduna in piazza per un motivo diverso dall’arte, chi sale sul palco è lì a cercare un consenso in vista di un obiettivo: raccogliere firme (V-day, piazza Navona). Diventa un’attività partitica: l’oratore si fa leader di una massa, si fa forte della forza (partitica) che il numero gli dà. (Grillo:-Il V-day è servito a contarci.-) Più facile raggiungere l’obiettivo se si usano luoghi comuni: questo il rischio, che poi in effetti si è verificato. Grillo ha fatto firmare proposte balenghe usando argomenti facili (con le proposte del V-day 2, fra l’altro, quotidiani indipendenti come “il manifesto” finiscono per chiudere e restano in edicola solo i quotidiani dei grossi gruppi industriali. Chi glielo ha spiegato quel giorno alla gente in piazza? Non certo Grillo: lui voleva far firmare più gente possibile. E con lui tutti in coro: “Vaffanculo!” Al “manifesto” ?!?)

Va inoltre considerato che il pubbluco stesso è colpevole del populismo dell’oratore, quando lo accetta e lo sollecita con ovazioni. Psicologia della folla: c’è un piacere nel demandare a un leader la responsabilità delle scelte. Regressione all’infanzia.

Non si deve confondere questo atteggiamento con quello dell’artista e del suo pubblico. Ogni artista vuole raggiungere il pubblico più ampio possibile, ma non per dirgli cosa fare: solo per comunicare la sua arte. Come la piazza favorisce il populismo, il teatro favorisce l’arte: la trasformazione personale, promossa nel pubblico dall’arte, viene lasciata libera. Il populismo plagia il pubblico, l’arte lo rispetta.

3) Quattro mesi dopo questo post, nel gennaio 2008, sono nate dai meet-up alimenta la politica dei meet-up tramite monologhi cui assistono, a pagamento, i membri del meet-up. E’ il cane che si ciuccia il pisello. Contenti loro.

2 giugno 2009, elezioni amministrative. Grillo: ”Prima io facevo spettacoli, e adesso faccio dei comizi, che sono leciti e consentiti dalla legge. Per depistare e farci spendere di più, dicono che se ci sono io non è un comizio, è spettacolo. Ah ah ah ah. E’ spettacolo e allora devi spendere molto di più, devi avere i vigili del fuoco, la sicurezza. Allora devo fare comizi che non siano spettacoli. Quindi devo vietare alla gente di ridere o di ridere di nascosto. Pazzesco.

Pazzesco? No: sono gli effetti paradossali dell’ambiguità. Ce n’è uno più esizile: il satririco Grillo, sia in spettacolo che in comizio, si guarda bene dal fare satira sulle sue liste civiche o sul proprio programma elettorale. Inevitabile: la satira esprime un punto di vista; e se è vero che ogni punto di vista è opinabile, non per questo è necessariamente pregiudiziale; ma lo diventa se fai attivismo partitico. Il satirico che fa attività di partito non è più credibile come satirico.

4) Al V-day di Bologna, la lista dei parlamentari condannati viene proiettata sui maxi-schermi usando il sistema operativo Windows XP (evidente anche dal logo dello start in basso a sinistra sui maxi-schermi), lo stesso sistema operativo che Grillo, più avanti nella serata, sputtanerà allo scopo di esaltare i software liberi. Basta poco per perdersi in un bicchiere d’acqua.

fonte: Il cosa e il come (Daniele Luttazzi, 2007)

What's Happening Recommended by Hashcore

Twitter
  • Il caffè del morto 24 ottobre 2016
    “Viviamo in una società in cui la morte è un tabù. La si vede al cinema, alla televisione, sui giornali, ma è sempre qualcosa di astratto e lontano che riguarda gli altri. Non se ne parla, non ci si pensa, e quando tocca l’individuo da vicino c’è un lavoro molto profondo da fare per permettergli […]
    Salvatore Nocera
  • Provare l’ambu 24 settembre 2016
    Tanti anni fa, circa del 1988, quando ero ancora anestesista implume e ignorante (quest’ultimo lo sono rimasto) fui inviato in consulenza in un ospedalino periferico, monospecialistico medico, che assisteva molti pazienti cronici. Ad uno di questi pazienti cronici, una SLA con paralisi ormai quasi completa, tracheostomizzato e ventilato, era necessario, mensilmente, sostituire la cannula tracheale, […]
    Herbert Asch
  • Il Paradiso – sogno di un’anestesista in pensione 7 settembre 2016
    “in fondo abbiamo sempre avuto a che fare con la fermata precedente al paradiso, ma noi cerchiamo di fare scendere la gente lì e non farla proseguire… H.Asch” Dovevo chiudere la finestra. Eppure lo so che quando c’è la luna piena devo chiuderla. Per non farla entrare. La luce argentea mi abbaglia. E mi toglie […]
    Magamagò
  • Non solo Barbapapà 9 agosto 2016
    Alì (nome di fantasia che sostituisce un nome ben più complicato di “Armando”) sta nel suo letto bello pacifico. La collega in consegna mi ha descritto il decorso post operatorio, le infusioni in corso e lo stato generale del malato: buono. Entro subito in camera per dargli un occhio; è in prima giornata e anche […]
    supergiovan8
  • Reperibilità 1 agosto 2016
    Driiin!!! All’una di notte…suona il cellulare! “Vieni giù che c’è casino!” . Accidenti! Proprio mentre pensavo di averla sfangata e finalmente, sotto il peso di palpebre inesorabilmente calanti, affievolitosi il consueto stato di vigile allerta, mi arrendevo al sonno ristoratore, sullo scomodo divano anti…coma di casa, già, opportunamente in abiti civili, coi piedi avvolti da […]
    zarianto
HiStats




statistiche siti web






Disclaimer

I contenuti di questo sito non hanno carattere di periodicià alcuna e, pertanto, non rappresentano "prodotto editoriale" si sensi della Legge n. 62 del 7 marzo 2001

Questo sito ed i suoi contenuti, quando non diversamente indicato, sono di proprietà dell'autore e pubblicati, salvo diversa indicazione, sotto una Licenza Creative Commons by-sa
Creative Commons License

Sulle modalità d'uso al di fuori di suddetta licenza si prega di contattare il gestore del sito

I nomi ed i marchi citati appartengono ai rispettivi proprietari

Background Image by Saffron Blaze (Own work) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

Website personale di
Mario La Vedova

Content Info
Site last updated 4 settembre 2016 @ 13:22;
This content last updated 26 febbraio 2013 @ 08:59;